Il Buddhismo

Il termine “Buddhismo” fu coniato dagli studiosi occidentali che rimasero affascinati da questa tradizione spirituale, tuttavia interpretandola in chiave giudaico-cristiana non furono in grado di comprenderla classificandola come religione. Nella tradizione Indiana degli anziani il Buddhismo viene chiamato Buddha Śāsana che significa l’insegnamento del Buddha, mentre nell’Asia orientale si utilizza il termine Butsu la Via del Buddha. C’è da dire inoltre che nella cultura dell’Asia centrale e orientale le religioni come le correnti spirituali sono inclusive nei confronti le une delle altre talvolta fondendosi insieme e dando vita anche a nuove religioni tra le quali alcune fondate sull’insegnamento del Buddha ma alterandone il messaggio. In Giappone per esempio un antico detto locale recita così:

“I Giapponesi nascono shintoisti, si sposano cristiani e muoiono buddhisti”. Questa frase incarna perfettamente lo spirito religioso giapponese e mette in evidenza due aspetti fondamentali:

esistono molteplici tradizioni religiose e spirituali, anche molto diverse tra loro, e queste coesistono tranquillamente insieme.


Shākyamuni Buddha (giap. Shakamunibutsu 釋迦牟尼佛)

Il Buddha nacque principe nella tribù Shakya circa 2.500 anni fa in una città chiamata Lumbini che si trova nell’attuale Nepal. Il suo cognome era Gautama, il suo nome era Siddharta. Come principe, fu benedetto con una vita ricca. Tuttavia, fu profondamente turbato dai problemi dell’esistenza umana e lasciò casa all’età di ventinove anni per diventare monaco. Dopo sei anni di pratica ascetica, realizzò la Via all’età di trentacinque anni a Bodhgaya. A quel tempo, divenne il “Buddha” (Risvegliato). Da quel momento, espose l’Insegnamento, il Dharma, esemplificato dalle quattro nobili verità, i tre gioielli, i quattro brahmavihara, le sei paramita, i tre principi universali, i precetti… la legge di causalità, l’impermanenza di tutte le cose, tutti i fenomeni sono vuoto “Śūnyatā”, in tutta l’esistenza c’è sofferenza e la pace e la tranquillità del nirvana.

Dopo la sua realizzazione fino alla sua ascesa a Kushinagara, il Buddha continuò i suoi viaggi per predicare il Buddhadharma mentre guidava anche i suoi discepoli il Sangha.

Nella tradizione Zen si tramanda che il primo insegnamento di Dharma del Buddha dopo il suo risveglio fu totalmente silenzioso: il Maestro semplicemente teneva un fiore in mano facendolo roteare tra le dita e così nessun erudito dell’assemblea riuscì a comprendere. Tranne l’asceta Kasyapa che gli sorrise. Allora il Buddha parlò dicendo:

«Io possiedo il vero occhio del Dharma, la mente meravigliosa del Nirvāṇa, la vera forma del senza-forma, il sottile cancello del Dharma che non si fonda su parole o lettere, ma che è una trasmissione speciale al di fuori delle scritture. Questo io affido a Mahākāśyapa».

Così nacque lo Zen.

Il Maestro radice della Via dello Zen è il Buddha Shakyamuni. Il Quale ha realizzato la Via e trasmesso gli insegnamenti, che sono stati poi accuratamente tramandati attraverso le generazioni successive dai suoi discepoli, discendenti dei lignaggi delle tradizioni che si sono costituite dopo la sua scomparsa nel mondo fisico (Parinirvāṇa). Grazie a questa viva eredità tanto antica quanto attuale, ammirata anche dal mondo medico scientifico, oggi abbiamo la fortuna di realizzare un’autentica Via di Risveglio, una Via sicura, dove non ci si può perdere ma solo ritrovare, perché invece di imitare le orme degli antichi saggi indaghiamo scrupolosamente l’essenza di Ciò che essi stessi cercavano. Attraverso la vasta disciplina della meditazione buddhista che nella Via dello Zen è chiamata Zazen.

Buddha disse: «Io considero la posizione dei re e dei governanti come quella dei granelli di polvere. Osservo tesori di oro e di gemme come se fossero mattoni e ciottoli. Guardo le più belle vesti di seta come cenci strappati. Vedo le miriadi di mondi dell’universo come i piccoli semi di un frutto, e il più grande lago dell’India come una goccia d’olio sul mio piede. Mi accorgo che gli insegnamenti del mondo sono l’illusione di maghi. Distinguo il più elevato concetto di emancipazione come un broccato d’oro in un sogno, e considero il sacro sentiero degli illuminati come fiori che si schiudono ai nostri occhi. Vedo la meditazione come il pilastro di una montagna, il Nirvana come un incubo delle ore diurne. Considero il giudizio del bene e del male come la danza serpentina di un drago, e il sorgere e il tramontare delle credenze come null’altro che le tracce lasciate dalle quattro stagioni».

101 Storie Zen di Senzaki/Reps

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