Dōjō Zen Chūshin

Centro di meditazione della Via dello Zen in Sardegna

Il termine dōjō oggi è associato alla palestra per l’allenamento delle arti marziali. Tradizionalmente nell’Asia orientale il dōjō era il luogo in cui il Buddha Shakyamuni ottenne il risveglio e per estensione il luogo adibito alla pratica di tutte quelle arti legate ai valori del Dō 道 la Via della ricerca interiore. Non solo le arti marziali della Via ma anche tutte quelle arti meditative interconnesse al buddhismo come l’arte della cerimonia del the Chadō, l’arte di disporre i fiori in un vaso Kadō, l’arte della calligrafia Shodō… ed in particolare lo Zazendō la Via del raccoglimento meditativo.

Le radici spirituali dello Zen

La Via dello Zen affonda le sue radici nella tradizione spirituale del buddhismo mahāyāna sviluppato in Cina e successivamente in Giappone dove nel corso dei secoli si spoglia delle complesse ideologie religiose (mantenendone i principi essenziali) in prevalenza costituite posteriormente alla scomparsa del Buddha Shakyamuni, riconoscendo nella vita quotidiana così com’è, ovvero liberata da tutte quelle distorsioni della mente annebbiata dal malessere esistenziale (dukkha), la porta senza porta della consapevolezza profonda (prajñā) attraverso la quale è possibile realizzare (non a comprendere semplicemente) il risveglio buddhico che nello Zen viene chiamato satori.

Il Butsuzō

Butsuzō del Zen Chūshin Dōjō

Nel dōjō si trovano strutture simili ad armadi detti Butsuzōbutsudan (cenotafio del Buddha).

Rispetto alle apparenze, nell’insegnamento del Buddha non c’è un culto religioso vero e proprio, la Via dello Zen non contempla il Buddha come divinità. Le immagini che troviamo nei cenotafi (tombe senza salma) sono rappresentazioni archetipiche del nostro subconscio, e raffigurazioni dei maestri del lignaggio della scuola. Quando accendiamo la candela e offriamo i fiori, l’incenso e l’acqua…lo facciamo con la stessa mente che posa un fiore in memoria di un antenato defunto ma anche come celebrazione di ciò che di più luminoso risiede nella nostra natura originaria.

Il termine Zen 禅 deriva dal sanscrito: dhyana tradotto genericamente con il termine “meditazione” riferito alle tradizioni del buddhismo giapponese fondate sullo Zazen (termine giapponese per “meditazione seduta”) affinato dalle tradizioni del Buddhismo cinese del Chán che discendono dal leggendario monaco viandante Bodhidharma.

I Patriarchi dello Zen

Bodhidharma (483 – 540) è stato un monaco buddhista persiano, 28º patriarca del Buddhismo Mahāyāna, successore del Dharma del Maestro Prajñātāra erede nella discendenza monastica dell’Arhat Mahākāśyapa primo successore del Buddha Śākyamuni. Fu originario, secondo alcuni tardi resoconti della sua vita, dell’Impero Kusana e di nobile casata, o brahmano, è considerato il 1º patriarca del Buddhismo Zen.


Il Maestro Bodhidharma incontra Huìkě
il secondo patriarca del Chán/Zen

Usare la mente per cercare la realtà è illusione. Non usare la mente per cercare la realtà è consapevolezza. Liberarsi dalle parole è liberazione. Conservarsi incontaminato dalla polvere della sensazione è custodire il Dharma. […] Non creare illusioni è illuminazione. Non lasciarsi catturare dall’ignoranza è saggezza. L’assenza di afflizione è nirvana. E l’assenza di fenomeni mentali è l’altra riva. Questa riva esiste quando sei illuso. Non esiste quando ti risvegli. I mortali stanno su questa riva. Ma coloro che scoprono il più grande di tutti i veicoli non sono né su questa né sull’altra riva. […] Coloro che vedono l’altra riva come differente da questa non comprendono lo Zen.

Bodhidharma – Discorso sul risveglio

I Successori del Maestro Bodhidharma tramandarono l’insegnamento autentico del raccoglimento meditativo del Buddha nella fiorente discendenza di Grandi Maestri Illuminati del lignaggio Cáodòng, fino all’avvento del monaco buddhista giapponese (di scuola TendaiEihei Dogen Zenji, che dopo essersi formato con la guida del suo Maestro Rújìng (giap. Tendō Nyōjō) dalla Cina introdusse il Chán della tradizione Cáodòng in Giappone (1227 d.C.) ossia lo Zen della tradizione Sōtō.


Kechimyaku - lignaggio spirituale

Alcune generazioni più tardi il suo più importante successore Keizan Jōkin Zenji affinò ulteriormente l’insegnamento ereditato, strutturando le basi dell’attuale scuola Sōtō (曹洞宗), e dal quale si diramano differenti rami autenticati attraverso il kechimyaku, il documento della discendenza spirituale, le generazioni seguenti degli eredi della trasmissione del Dharma, fino a giungere alla nostra successione nella linea, detta “di sangue”, dei maestri annoverati nel lignaggio Zen Sōtō.

Il ramo del nostro lignaggio discende dal 77° abate di Eihei-ji, il tempio dell’eterna pace nella prefettura di Fukui in Giappone, il Grande Maestro Zen Rempō Niwa Zenji.

Rempō Niwa Zenji (1905-1993) è nato a Shizuoka in Giappone. Laureato presso l’Università di Tokyo fu la guida spirituale del tempio Tokei e approfondì il suo percorso ad Antai-ji. All’età di 50 anni, divenne il 77 ° abate del monastero di Eihei-ji. I suoi eredi del dharma includono Gudō Wafu Nishijima e Moriyama Daigyo, nonché diversi insegnanti affiliati al lignaggio Taisen Deshimaru in Europa. Insieme allo Zen si esercitò nell’arte della scrittura Shodō e nella pittura, il Sumi-e. Le sue opere sono state firmate con vari pseudonimi tra i quali “Vecchio Susino”.

Maestro Zen Gūdō Wafu Nishijima Roshi

Nishijima Kazuo (1919-2014) meglio conosciuto con il nome monastico di Gudô Wafu Nishijima 西嶋愚道和夫, Yokohama29 novembre 1919 – Tokyo28 gennaio 2014, è stato un monaco buddhista e maestro zen giapponese. Giovanissimo, scopre attraverso la pratica sportiva l’importanza dell’equilibrio interiore. A 16 anni cerca di studiare lo Shōbōgenzō di Dogen, e si stupisce di non poter capire un libro pur essendo scritto in giapponese. Nell’ottobre 1940, all’età di 21 anni, partecipa ad un ritiro nel tempio Daichûji sotto la direzione del suo primo maestro, il monaco Zen Sawaki Kōdō (1888-1965), il cui insegnamento seguirà fino alla morte di quell’ultimo nel 1965.
Poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Nishijima si laurea in legge all’Università di Tokyo e comincia una carriera nella finanza. Si ritrova con il maestro Zuigaku Rempô Niwa, che sarà in seguito superiore generale della scuola Sōtō e settantasettesimo abate del monastero Eiheiji, da cui riceve formalmente l’ordinazione monastica. Quattro anni più tardi il maestro Niwa gli trasmise lo Shiho, riconoscendolo ufficialmente come uno dei suoi successori. Il maestro Nishijima proseguì la sua carriera professionale fino al 1979. Nel corso degli anni 60, iniziò a dare regolarmente conferenze pubbliche sul buddhismo e la meditazione Zen. A partire dagli anni 80, diede conferenze in inglese e così si legò ad un certo numero di studenti stranieri. Andando in pensione, riprese servizio presso una ditta cosmetica in difficoltà, la Ida Ryôgokudô, che, in ringraziamento, gli prestò un fabbricato a Ichikawa, nella periferia di Tokyo, dove poter stabilire un centro Zen residenziale. È da lì che per più anni, e fino alla chiusura del Dojo nel 2005, proseguirà con la diffusione del suo insegnamento, che poggia essenzialmente su due aspetti: lo studio dello Shôbôgenzô, e coltivare l’equilibrio del sistema nervoso autonomo attraverso la pratica della meditazione zazen.
Il maestro Nishijima è autore di più libri sul buddhismo Zen sia in giapponese che in inglese. La sua opera magna rimane però la sua traduzione con commenti in 13 volumi, in giapponese moderno, del Kana Shōbōgenzō in 95 fascicoli del maestro Dogen. Basandosi su quest’ultima, e in collaborazione con il suo allievo inglese, il maestro Zen Mike Chodo Cross, ha anche pubblicato in inglese una versione spesso considerata la più esatta e fedele che ci sia di quell’opera.

Questa è l’epoca in cui possiamo iniziare a “abbattere le mura del monastero” in senso figurato, per scoprire che le verità di Buddha possono essere praticate in qualsiasi luogo, senza l’edificazione di muri “interni” o “esterni”. Per alcuni di noi, la cucina di famiglia, l’asilo nido, l’ufficio o la fabbrica dove lavoriamo assiduamente e duramente, il letto d’ospedale, l’attività di volontariato o il municipio sono tutti il nostro “monastero” e il luogo di formazione. Possiamo arrivare a riconoscere il “monastero” situato in edifici in legno e piastrelle come un mezzo, un espediente, anche se con una sua forza e bellezza. Ci sono ancora momenti in cui ognuno di noi può beneficiare di periodi di ritiro e silenzio, che si tratti di un Sesshin o di un Ango, o della proverbiale capanna d’erba in colline lontane. Sì, questa Via ha ancora bisogno di ogni sorta di persone, ciascuna che persegua i percorsi di pratica adatti ai propri bisogni e alle circostanze, siano essi sacerdoti del tempio che soddisfano le esigenze dei loro parrocchiani, eremiti isolati nelle caverne, monaci celibi nei monasteri di montagna o “fuori nel mondo” che dimostrano che tutto può essere trovato proprio nelle strade della città e nelle autostrade trafficate di questo mondo moderno. Nishijima, un prete Zen ma anche un lavoratore, marito e padre, per la maggior parte della sua vita, si è distinto per l’eliminazione del concetto di “dentro” e “fuori”. Era qualcuno che conosceva il valore dei tempi di ritiro, ma anche la costante realizzazione di questi insegnamenti in casa, sul posto di lavoro e nelle mense.

Estratto dal Memoriale di Nishijima Roshi del 2014 di Sensei Jundō Cohen
Sensei Federico Dainin Procopio
Fondatore della comunità Zen internazionale della Montagna Senza Cima
www.lamontagnesanssommet.com

Finché non sappiamo amare profondamente noi stessi, non possiamo sapere come amarci l’un l’altro in pienezza. E l’altro, invece di essere un dono, un regalo, sarà solo un palliativo per la nostra mancanza di amore. Per favore, non perdere tempo, siediti con tutto l’amore che puoi. E quando questo amore ti ha riconciliato con la tua vita, può allora inondare il mondo. Senza aspettarti nulla in cambio. Lascia che la meditazione sia quello sguardo amorevole di te stesso su te stesso. L’amore che danza nella gioia, l’amore che guarisce le ferite, l’amore che accetta e dimentica gli errori, l’amore del giubilo dei tuoi talenti, l’amore che illumina questo corpo così com’è, questa storia che è tua, così com’è.

Sensei Dainin Federico Isshaq Procopio

Il Dōjō Zen Chūshin è connesso al Dōjō Zen di Parigi “La Montagne Sans Sommet” (la montagna senza cima) fondato dal Maestro Zen Federico Isshaq Dainin Jôkô Procopio di cui siamo eredi della Trasmissione del Dharma (autorizzazione all’insegnamento).


Sensei Kyōgen Davide Colombu
fondatore del Dōjō Zen Chūshin

Quando parlo di meditazione, mi piace sottolineare che non si tratta unicamente di una pratica orientale, e per questo non é importante vestirsi, mangiare e in generale imitare le movenze giapponesi, indiane, cinesi, coreane etc… la meditazione non ha niente a che vedere con una particolare appartenenza che sia di tipo religioso, culturale, sociale, politico, alimentare, morale. Al contrario é proprio a chi si spoglia di queste vesti che il silenzio parla e tesse le trame del risveglio. Spesso nelle mie lezioni faccio il paragone della naturale predisposizione al raccoglimento meditativo da parte dei pastori erranti in quieta vigilanza del proprio gregge immerso nella natura, come in uno stato intermedio tra l’attività e il riposo, tra la forma e il vuoto, tra l’essere qui e l’essere in ogni luogo, in ogni forma di vita, in ogni cosa. Non si tratta di semplice naturalismo, nella tradizione meditativa di tutti i tempi e di tutti i luoghi la natura ha il suo spazio centrale nell’eredità sapienziale trasmessa dai contemplatori di questa dimensione se vogliamo idilliaca e che può anche apparire distante dalla realtà dei più, che trascorrono la maggior parte delle loro vite in casa, in ufficio, in città…ma il ritorno alla natura originaria di tutte le cose non può che avvenire nella foresta anche se dovesse trattarsi di una selva oscura. Ritornare a risuonare in armonia con il nostro sé senza confini senza identità animale, vegetale, elementale… Sarebbe bello ritrovare la stessa armonia del profumo dei boschi e del sound del vento tra le foglie nei nostri palazzi di ferro, cemento, elettricità…ma sappiamo che é così e non é così. La Via della meditazione é per tutti non solo per fachiri, stoici o funamboli dell’esistenza…e quanto é bello immergersi nella foresta anche se devo ammettere che é bello immergersi anche nella vita pulsante di un condominio…ma non é per tutti. D’altronde il primo monastero in cui il saggio Gautama visse e predicò non fu un palazzo d’oro e d’argento ma un verde boschetto a cielo aperto.

Sensei Davide Kyōgen Colombu

Il Dōjō Zen Chūshin “Nel Centro” diffonde la cultura e la pratica dello Zen attraverso un approccio creativo, gioioso, accogliente, adottando un linguaggio e una forma adatta alla nostra cultura in evoluzione. Realizzare i principi della meditazione nella vita quotidiana con lo studio applicato ai giorni nostri, non solo come semplici nozioni intellettuali, della filosofia buddhista spiegata in termini concreti e accessibile a tutti senza dover stravolgere il proprio stile di vita.

Il Dōjō è realizzato per una totale immersione nelle discipline orientali. Lo Zendō, la sala dedicata alla pratica dello zazen e dello shiatsu, riprende le linee minimaliste delle abitazioni tradizionali giapponesi in stile Washitsu (和室) caratterizzato da pannelli paravento in legno e carta di riso (shōji) che filtrano i raggi solari rendendo la luce tenue e calda. Mentre il pavimento in paglia di riso intrecciata e pressata (tatami) trasmette una sensazione molto piacevole e rilassante.

A sinistra lo Zendō del Dōjō Zen Chūshin,
a destra un ikebana di Enrico Genji Kashu Nicolosi sensei, fratello di Dharma della Montagne Sans Sommet.


Nel Centro è un associazione senza scopo di lucro autofinanziata dai propri soci. I contributi di partecipazione alle attività culturali sono calcolati in funzione ai costi indispesabili per la loro fruizione senza guadagno né perdita. Il Dojo Zen Chūshin “Nel Centro” nasce con l’intento di custodire e trasmettere la Via dello Zen sia nei suoi principi tradizionali, sia nelle sue applicazioni moderne complementari alla psicologia, al benessere psicofisico, allo sport e al lavoro come in ogni momento della vita quotidiana.

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