Dōjō Zen Chūshin

Il Dōjō Zen Chūshin “nel centro” 道場禅中心 è uno spazio sociale di cultura e pratica della Via dello Zen 禅道. Con il termine Zen 禅 (Sanscrito: dhyana – meditazione) ci si riferisce ad un insieme di scuole buddhiste giapponesi che derivano per dottrine e lignaggi dalle scuole cinesi del Buddhismo Chán a loro volta fondate, secondo la tradizione, dal leggendario monaco indiano Bodhidharma:

ventottesimo patriarca della scuola Zen erede di uno dei lignaggi storici della trasmissione dell’insegnamento Buddhista Mahayana che individua in Mahākāśyapa, discepolo diretto del Buddha Shakyamuni, il primo patriarca:

Mahakasyapa, il primo, trasmise la lampada,  poi la storia contò ventotto patriarchi sotto il cielo dell’India. Attraverso i mari, la lampada ha raggiunto questa terra; Bodhidharma ne fu il fondatore. Sei generazioni gli succedettero e trasmisero la veste. Ormai, nelle generazioni future, numerosi saranno coloro che vedranno la luce.

Yǒngjiā zhèngdào gē (永嘉證道歌)

La Via dello Zen affonda le sue radici nell’insegnamento del Buddha storico Siddharta Gautama ovvero il Buddha Shakyamuni (Lumbini8 aprile 566 a.C. – Kushinagar486 a.C.) che avviò la trasmissione dello Zen “da cuore a cuore”, da maestro a maestro nominando il suo primo successore nel monaco Mahakashyapa. Di mano in mano, la ciotola del mendicante e la veste monastica il Kasaya giunsero a Bodhidharma, figura leggendaria e pietra miliare della Via dello Zen. Fino ad incontrare Eihei Dogen Zenji, e Keizan Jōkin Zenji: patriarchi della diramazione dello Zen giapponese denominato Sōtō-shū (曹洞宗) e dai quali sussegue una linea tracciata di custodi del Buddhadharma fino ad oggi.

Nella sua essenza lo Zen mira all’intuizione diretta del significato della vita senza la mediazione della logica razionale e del linguaggio. Il mezzo per liberare la mente dalla schiavitù delle parole e dall’intrusione dell’intelletto, cosi da vedere la propria innata natura di esseri liberi e risvegliati, è lo ZazenLo Zazen è l’esperienza diretta e totale del momento presente, dell’essere qui e ora.

Zazen è un arte di raccoglimento meditativo, trasmesso nell’insegnamento del Buddha e pratica centrale della Via dello Zen. Si svolge seduti semplicemente in completo silenzio interiore, prestando piena consapevolezza al qui ed ora. Quale forma di meditazione contribuisce anche al benessere psicofisico. Ma il fine della meditazione Zen, è proprio lasciare andare ogni intento di ottenimento alcuno. Perché lo Zen insegna uno stato di perfetta adeguatezza e completezza così come siamo esattamente là dove risiediamo.

La meditazione Zazen è l’esperienza diretta e totale del momento presente, dell’essere “qui e ora”.

La filosofia Zen improntata alla severità, alla semplicità e al perfezionamento di sé, ha radicalmente influenzato la scena culturale giapponese plasmandone i valori etici ed estetici. Oggi lo Zen è universalmente diffuso in tutto il mondo non essendo connaturato ad un modello etnico-culturale, ma ad una dimensione essenziale dell’essere nel (proprio) centro. 

La pratica dello Zen giapponese non significa legarsi alla religione buddhista e a nessuna ideologia.

Lo Zen è un filone del buddhismo che mette da parte l’ideologia adottando come fonte d’ispirazione spirituale l’ordiniaria vita quotidiana che, una volta maturata la consapevolezza meditativa non è differente dal risveglio “satori”.

Lo scopo della pratica Zen, se vogliamo parlare di scopo, è quello di renderci consapevoli che ognuno di noi possiede il potenziale per risvegliarsi alla propria vera natura e che l’Essenza naturale delle cose è intrinseca a tutte le persone. Ognuno può praticare a prescindere dal proprio credo in quanto meditare non è rilegare, ma liberare dalle catene della mente e dalle credenze precostituite.

Una speciale tradizione esterna alle scritture (教外別傳)

Non dipendente dalle parole e dalle lettere (不立文字)

Che punta direttamente alla mente-cuore dell’uomo (直指人心)

Che vede dentro la propria natura e raggiunge la buddhità (見性成佛)

Quattro sacri versi di Bodhidharma, 達磨四聖句

Questo non significa astenersi dagli studi indispensabili per comprendere il Dharma. La Via dello Zen è una delle scuole più ricche di letteratura sia classica che contemporanea. Per questo è importante dedicarsi insieme alla pratica meditativa anche allo studio del Dharma spiegato in termini attuali da maestri e insegnanti qualificati. Così che non si riduca ad una tecnica per il benessere temporaneo, ma riguardi ogni sfera della quotidianità.

Il ruolo dell’altare nello Zen

Nei dōjō come nei templi Zen si trovano strutture simili ad altari detti butsudan (dimora dei buddha). Riferiti non al culto delle divinità ma alla celebrazione di aspetti della nostra psiche come Mañjuśrī il “bodhisattva della saggezza”, e in memoria dei Grandi Maestri defunti ricordati e omaggiati come familiari, antenati della trasmissione del Dharma, dal buddha Shakamuni e di maestro in maestro nelle differenti discendenze e diramazioni per ogni lignaggio. (Il nostro lignaggio)


Eihei Dōgen Zenji fondatore dello Zen Sōtō in Giappone

Guida la pratica Kyōgen D. Colombu, insegnante di Dharma del buddhismo Zen. Inizia la pratica dello Zen nel 2009 presso il Monastero Zen il Cerchio a Milano e nel Tempio Buddhista Sanboji nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano in cui riceve le ordinazioni monastiche dal kokusai fukyoshi “missionario dello Zen Sōtō” S. Tetsugen nella tradizione del maestro Daiun Sogaku Harada. Trascorsi tre anni di studio e pratica delle basi dello Zen, continua il percorso come monaco residente nell’eremo di montagna e per ulteriori due anni viene assegnato alla cucina per poi ricoprire le mansioni del Tenzo.

Per alcuni anni vive l’ideale del monaco itinerante ampliando la sua esperienza con maestri e maestre Zen delle differenti ramificazioni del Sōtō.

Nel 2018 incontra il sangha del Centre Zen “La montagne sans sommet”- Paris al quale si unisce definitivamente partecipando ai ritiri sesshin nel lignaggio Zen Sōtō Renpo Niwa Zenji, Gudô Wafu Nishijima Roshi con la guida del maestro Zen Federico Dainin Jôkô.

Nell’arco dei sesshin del 2019 svolge le veci di shusso e nel 2020 riceve denpo, la “Trasmissione del Dharma” del Buddha nella linea di sangue ereditata “kechimyaku” dello Zen della tradizione giapponese Sōtō.

Primo maestro Zen nato e residente in Sardegna ha fondato il Dōjō Zen Chūshin, uno spazio sociale concepito per custodire e trasmettere la Via dello Zen sia nei suoi principi tradizionali, sia nelle sue applicazioni moderne complementari alla psicologia, alla salute e al benessere nello sport e nel lavoro come in ogni momento della quotidianità.

Ben lontano dall’aver realizzato il satori vorrei trasmettere la Via dello Zen non come una tecnica idealista da applicare per poi sentirsi meglio, ma come un lavoro quotidiano di consapevolezza che ci rende liberi di essere ciò che desideriamo ponendo al centro il benessere personale e collettivo.

Kyōgen-sensei


Sensei Kashū

Insegnante di dharma del nostro dojo
praticante della Via dell'Ikebana
l'arte meditativa giapponese del
disporre i fiori in un vaso.

Nel corso della pratica Zen quando un monaco ha l’esperienza necessaria per l’insegnamento riceve dal suo maestro la Trasmissione del Dharma (Denpo). La parola maestro o sensei che in giapponese 先生 significa “persona nata prima di un’altra” ha una declinazione affettiva come quando ci si rivolge ad un genitore. Il termine sensei è usato sia nei confronti degli uomini che delle donne.

Il termine dōjō viene impropriamente tradotto in palestra ed inteso come spazio per l’allenamento delle attività sportive legate al mondo degli sport da combattimento (piuttosto che delle arti marziali della Via). Nella cultura dell’Asia orientale il dōjō è un luogo in cui si pratica il Dō 道 la Via della ricerca interiore attraverso quelle arti legate ai principi dello Zen volte alla realizzazione della perfetta consapevolezza “Satori 悟”  della vacuità dei fenomeni “ espressa nei discorsi del Buddha storico come nei Prajñāpāramitāsūtra.

Insegnamento centrale, insieme al Sutra del Loto, della dottrina del Buddhismo Mahayana. Il Sutra del Cuore, Maka Hannya Haramita Shin Gyo, l’essenza del Sutra Della Grande Saggezza, è il canto fondamentale del cerimoniale della recitazione dei Sutra “O-kyō お経” del Dōjō Zen Chūshin in onore degli insegnamenti del Buddha, dei maestri e delle maestre del nostro lignaggio della tradizione del Buddhismo Zen Sōtō. (Visita la pagina del nostro lignaggio)


Kyu arte del tiro con l'arco.

Il dōjō è il luogo che ospita la pratica delle arti tradizionali dell’Asia orientale, come il budō, la Via del Samurai, così come di tutte quelle arti volte alla coltivazione e al perfezionamento di sé nel complesso di corpo-mente-spirito. Molte di queste arti si sono sviluppate e sono giunte fino ai giorni nostri, tra le più conosciute vi sono: la Via della cerimonia del the (chadō), la Via della disposizione dei fiori in un vaso (kadō), la Via della calligrafia con pennello, inchiostro e carta di riso (shodō), la Via terapeutica dello shiatsu (shiatsudō) etc.

Chadō arte della cerimonia del The.

Con la diffusione dello Zen in tutto il mondo sono sorti numerosi dōjō che vengono in molti casi considerati da maestri e praticanti una seconda casa; abbelliti con lavori di calligrafia, disegno tradizionale dell’Asia orientale e altri oggetti artistici spesso preparati dagli stessi allievi, essi esprimono appieno l’atmosfera di dignità che vi regna.


Opera donata da Maria Jole Serreli
"I fili, l'infinito"

Nello Zen dedichiamo particolare importanza e tempo all’antica arte giapponese “Nyohō-e” la cucitura del Kesa, il manto indossato all’alba dai monaci buddhisti, rappresentazione stilizzata di una risaia e della riconciliazione delle differenze, prende vita dall’unione di diversi lembi di stoffa cuciti insieme, con piccoli punti dati a mano e con la stessa attenzione dello Zazen.

O-Kesa abito cerimoniale del monaco zen.

Il Dōjō Zen Chūshin è un luogo di accoglienza, rispetto, riconciliazione delle differenze. Aperto a tutte le tradizioni spirituali e del dialogo interreligioso.

Davide Kyōgen Colombu

Gli Zoori in fibra riciclata intrecciata a mano sono le calzature tradizionali del monaco Zen patrimonio dell’artigianato artistico giapponese e pratica esclusiva del Dōjō Zen Chūshin.

La prima area interna del dōjō è il genkan dove tutti indistintamente devono togliere le scarpe. In questo modo si mettono in pausa, simbolicamente, i pensieri della quotidianità personale per purificare la mente e concentrarsi sulla Via.

Alcune linee guida del Dōjō Zen Chūshin:

Quando i praticanti indossano il samue diventano tutti uguali; la loro condizione sociale o professionale viene lasciata nel genkanPer il sensei essi sono tutti sullo stesso piano. Si apprende con le tecniche una serie di norme, che vanno dalla frequenza regolare al percorso; alla cura della persona; dell’abbigliamento; delle attrezzature per la pratica; al fatto di moderare le parole; etc…; comportarsi dignitosamente dentro e fuori dal dōjo sono parte integrante della Via dello Zen.

Nel dōjō viene eseguito il rito del samu (lavoro/pulizie): dopo la pratica gli allievi ripongono le attrezzature in comune  al loro posto e nelle stesse condizioni, se non meglio, di come sono state trovate; ripuliscono ogni sala e il bagno;  lasciando pulito il dōjō per le attività successive così come essi stessi ne hanno beneficiato. Inoltre tale tradizione è simbolo della purificazione del proprio essere. Talvolta su di una parete veniva posto uno scrigno, simbolo che il dōjō era dedicato ai più alti valori e alle virtù del Dō “La Via”.

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Si entra e si esce dal dōjō inchinandosi nel gesto di Gasshô: oltre ad un gesto di saluto, rispetto e ringraziamento, simboleggia l’interdipendenza tra tutti gli esseri l’accettazione delle differenze, l’equanimità. L’unità spirituale tra l’io e l’altro. Oltre l’apparenza l’infinito appare nel qui e ora.

Kyōgen D. Colombu



Nel Centro è un associazione senza scopo di lucro autofinanziata dai propri soci. I contributi di partecipazione alle attività culturali sono calcolati in funzione ai costi indispesabili per la fruizione degli stessi senza guadagno né perdita. L’associazione nasce con l’intento di custodire e trasmettere la Via dello Zen sia nei suoi principi tradizionali, sia nelle sue applicazioni moderne di supporto alla psicologia, al benessere, allo sport e al lavoro. Competenti nel preservarne sia l’essenza che le pratiche trasmesse in 2600 anni di lignaggi registrati di maestri Zen quali custodi del fiore del Buddha.

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