Sutra O-kyo お経

Sutra” sono gli insegnamenti tradizionali della dottrina buddhista. Studiati intellettualmente e declamati in forma di cerimonia rituale (O-kyo nel buddhismo Zen) avvalendosi di strumenti e dinamiche originali con il modello culturale specifico del contesto geografico in cui il Buddhismo è sorto e si è sviluppato tramandando da Maestro in Maestro la propria eredità intellettuale e cerimoniale.

Il termine sūtra (सूत्र, pāli sutta), in sanscrito significa letteralmente filo (dalla radice indoeuropea *syū-, la stessa del latino suere, cucire), nel suo senso originale indica una “breve frase”, un “aforisma“. Usato nella cultura indiana per significare un insieme di insegnamenti sapienziali espressi in modo breve e sintetico, con i secoli ha ampliato il suo senso sino ad indicare componimenti molto estesi ed articolati, perdendo, in parte, il senso originale di ‘componimento breve’ o ‘aforisma’. Nell’ambito del buddhismo il termine è tradotto in cinese con jīng (), in coreano gyeong (kyŏng), in lingua giapponese con kyō () e in tibetano con mdo (མདོ).

A differenza del buddhismo, nell’induismo i sūtra sono elaborazioni filosofiche sapienziali successive alle Upaniṣad, che descrivono in versi succinti, e talvolta criptici, la metafisica, la cosmogonia, la condizione umana, come ottenere una vita beata e come purificare il proprio karma per reincarnarsi in un’esistenza migliore.

Nel buddhismo il termine si riferisce esclusivamente ai testi inclusi nel Canone della scuola buddhista di riferimento (Canone buddhista); il termine pāli sutta, in particolare, si riferisce ad esempio ai testi del Suttanta o Sutta Pitaka del Canone pali della scuola Theravāda. Il termine sanscrito sūtra, invece, è relativo ai componimenti del Canone successivo, di ambito mahāyāna, composti in sanscrito o in sanscrito ibrido, detto anche ‘sanscrito buddhista’. Secondo la visione convenzionale della tradizione religiosa buddista, i testi indicati come sutta o sūtra non sono elaborazioni posteriori ma trascrizioni dei discorsi tenuti da Siddhartha Gautama nel corso della sua predicazione.

Nella forma del buddhismo Zen, O-kyo, la cerimonia della recitazione dei Sutra, O-kyo, sono i canti del cuore, manifestazione dell’armonia tra i praticanti, il Sangha, attraverso il suono e la voce prima di ogni significato contenuto nei differenti testi che vengono declamati ad alta voce.

Presso il Dojo Zen Chūshin, è possibile partecipare alla cerimonia di O-kyo che si svolge come pratica integrata allo Zazen del venerdì sera dalle 19:30 alle 20:45 circa. Per informazioni tel. 366.37.50.001 

Guida la pratica Koudai Davide Colombu, monaco Zen del lignaggio Daiun Sogaku Harada. Ha iniziato a praticare lo Zen nel 2009 presso il tempio Zen Soto Sanboji dove ha vissuto come monaco residente e conseguito l’ordinazione monastica dal maestro S. Tetsugen. Dopo 5 anni di studio e pratica delle radici dello Zen lascia l’eremo di montagna per proseguire autonomamente la Via del Buddha ispirandosi ai valori del monaco itinerante Koudo Sawaki. Periodicamente, coltiva con spirito fraterno, la crescita comunitaria insieme al centro Zen Parigino “La montagna senza cima, col quale condivide una visione integrata e contemporanea del buddhismo Zen. Con un occhio di riguardo per la tradizione degli antichi maestri e l’altro rivolto alla naturale evoluzione del panorama socioculturale, sparge in Sardegna i semi della consapevolezza, intessendo un dialogo armonico tra lo Zen e il mondo interdisciplinare della promozione sociale.

Partecipazione libera e gratuita.