Pàsu fiber art

Pàsu fiber art 
23x14cm. stoffa rossa mista cotone, sintetico - lana bianca;
cordino rosso misto cotone, sintetico;
su base in legno di castagno tinta di bianco.

Pàsu fiber art di Davide K. Colombu è una rielaborazione artistica su telaio della tecnica del nuno-zori una forma di intreccio prettamente manuale con cui tradizionalmente si ottengono i sandali dei monaci buddhisti giapponesi.

La loro missione è quella di evocare un viaggio interiore, un esperienza, che comincia in questo momento, proprio sotto i nostri piedi. Fare un passo, fermarsi, respirare. Coltivare un momento di tranquillità. Per osservarsi nel qui ed ora equanimamente, lasciando da parte ogni considerazione personale. Non nasconderti a te stesso, sii esattamente ciò che sei. Dove sono? Cosa sto facendo? Con chi sono? Cosa sto pensando? Sono sicuro di essere qui e non da un’altra parte? Forse nel passato…forse nel futuro. Nessun altro può saperlo meglio di te. Is Pàsus sono un richiamo al momento presente così com’è. Is Pàsus sono un passo che ci riporta alla presenza mentale. Ogni momento che passa è un opportunità irripetibile. Abbracciare la propria vita in tutta la sua ricchezza. Cercare un centro di pace dove crescere in forza e saggezza. Riconnettersi con la propria natura originaria. Questo è il significato de is Pàs(s)us.

Pàsu” s.m. in sardo logudorese significa riposo, pace, calma, serenità, tranquillità

Cussu poverinu no ha pasu in logu quel poveretto non trova riposo in alcun luogo. No agatto pasu in logu perunu non trovo pace in alcun luogo. | Chircare pasu cercar pace, riposo. | Chenasenza pasu senza pace, senza riposo, incessantemente. | Dare pasu conceder riposo, dar tregua. Su male no mi dat mai pasu il male non mi dà tregua. | Cun pasu con calma. Custu, si Deus cheret, l’hamus a fagher cun pasu questo, se Dio vuole, lo faremo con calma.

Pasidu” agg. per placido, lento, calmo, lene, mite, sereno

Mare pasidudienotte pasidabentu pasiducaratterenaturaleanimu pasidu mare placido, giornata, notte serena, calma, vento calmo; carattere, naturale, animo tranquillo. L’ha rispostu cun paraulas pasidas gli ha risposto con parole calme. Cussu giughed una conca pasida pius chi no tue quello lì ha una testa savia più che non tu.

Passu s.m. significa passo.

Passu de ominede feminade criadurade caddhu passo d’uomo, di donna, di bimbo, di cavallo. A passu de ominede caddhu a passo d’uomo, di cavallo. Fagher pagos passosin pagos passos che so in domo far pochi passi; in pochi passi sono a casa. | Misura. Da’ inoghe a sa cheja b’ha chentu passos da qui alla chiesa ci sono cento passi. | Ponner sos primos passos fare i primi passi, cominciar a camminare, di bimbi. Deris ha postu sos primos passos ieri ha cominciato a camminare. | Fagher passos cun unu impegnarsi di qualche cosa presso di uno, trattare. Su sindhigu ha fattu passos cun su prefetto il sindaco ha trattato col prefetto. | Fagher passos de zigante far passi da giganti. | Fagher unu passu falzu fare un passo falso. | Passu de frommija passo di formica. Sun andhendhe a passos de frommija, candh’han arrivire? camminano a passi di formica, quando arriveranno? | Passu de marcia passo di marcia. Si caminas gasie a passu ’e marcia no ti poto ponner fattu se cammini così a passo di marcia non posso tenerti dietro. | Modo di camminare. L’hapo connotu a su passu l’ho conosciuto al passo. | Passu majestosu passo maestoso. | Passu militarepassu ordinariuponner sos soldados a passu. | Passu ’e caddhu passo del cavallo. Un’omine no podet ponner fattu a passu ’e caddhu l’uomo non può tener dietro a passo di cavallo. | Passu ’e carruandatura dei buoi. A passu ’e carru no s’arrivit maicamminando così lentamente non s’arriva mai. | Determinazione, risoluzione, partito. Mi ses custringhendhe a fagher unu passu chi no dio cherrer fagher mi costringi a fare un passo che non vorrei fare. | Candho ti dezzidis a ti cojuare? Est unu passu chi no mi bastat s’anima a lu fagherquando ti decidi a sposarti? È un passo che non mi basta l’animo a farlo. | Su passu de sa morteEst unu passu chi devimus fagher totu è un passo che tutti dobbiamo fare. | Passu de iscritturasde libberosde preigasHapo leggidu duos o tres passos de sa Bibbia ho letto due o tre passi della Bibbia. A unu zertu passu su preigadore est istadu meravizosu in un certo passo il predicatore è stato meraviglioso. Unu passu meda diffizzile a cumprendhere un passo molto difficile a capirsi. | Difficoltà, seccatura. Est unu passu chi no mi garbat è un passo che non mi garba. | No bogare a unu dai su passu sou non smontare uno dalla sua opinione, dalle sue abitudini. A isse, dai su passu sou, no lu ’ògana nessuno gli fa cambiar idea, abitudine. | A passu al passo. Deves andhare a passu, no currendhe devi camminare al passo, non di corsa. | A passu lestrulenupianupàsidu a passo affrettato, lento. | A passu a passua passittu a passittu lentamente, bel bello. A passu a passu es giompidu a leare sa laurea bel bello è riuscito a laurearsi. | Dare unutreschimbedeghe passos concedere, nella corsa, un certo numero di passi di precedenza al competitore. L’ha dadu deghe passos, eppuru est arrividu primu ha concesso dieci passi di precedenza all’avversario, eppure è arrivato per primo. || lat. passus.

Fonte: Vocabolario sardo logudorese – italiano di Pietro Casu

La simbologia del passo si trova in moltissime espressioni di uso comune, come la nostra routine quotidiana, composta da innumerevoli passi. Alle volte è come un lieto sentiero; ma per i più che conducono uno stile di vita frenetico, è come un circuito ad ostacoli che si cerca di completare il più velocemente possibile. Sempre più spesso ci si ritrova succubi di mille attività e sopraffatti da gomitoli di pensieri automatici e ricorrenti. Is Pàsus sono un passo controcorrenteun passo interiore. Lentamente, uno alla volta. Dentro questo passo avviene il prodigio della presenza mentale. Esperienza del trovarsi per ritrovarsi. Un mantra che dice: <Respira…ritorna qui ed ora>.

Un passo per imparare a rallentare

Alcune realizzazioni rappresentano un passo completo altre invece “solo” un mezzo passo, volutamente incompleto, ciò sta a significare secondo D.K.C. che la parte mancante per completare il passo, dobbiamo mettercela noi. Idealmente con la propria volontà. Is Pàsus sono un mezzo interattivo per invitarci alla meditazione nel momento presente, con stato d’animo quieto ed in ascolto profondo.



Pàsu fiber art
41x28cm. stoffa antracite mista lana, sintetico - cotone ceruleo;
cordino verde misto cotone, sintetico;
su base in legno di castagno tinta di bianco.

La figura de is Pàsus rappresenta la forma del sandalo del pellegrino, sono realizzati sia nella foggia occidentale di “sandalo arcaico“, sia in quella dell’Asia Orientale del caratteristico infradito “zori“. Il sandalo de is Pàsus rappresenta un cammino di esplorazione. A volte da soli, altre sono in compagnia, uniti nella stessa attitudine. Senza alcuno scopo. Assorti e coltivando uno stato di quieta presenza mentale. Nel momento presente “hic et nunc”. Un’invito a prestare attenzione, attimo dopo attimo. Intenzionalmente e in modo non giudicante.

Tendere verso un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

Il sandalo in sardo si dice “sa sandàlia” ma anche “andhàlia” evocativo di “àndhala” che significa sentiero.

Un sentiero inaspettato fatto di miriadi di passi, miriadi di esseri, di emozioni, di cose, di fenomeni… ordinari o straordinari che siano, non può che cominciare con un passo. Il passo di coloro che vogliono, il passo di coloro che desiderano. Senza desiderio non c’è energia, non c’è moto interiore, non c’è eros, non c’è amore per la vita. La vita va’ vissuta come un atto volontario non bisogna lasciarsi vivere passivamente, imprigionati dalle catene che la mente stessa è capace di costruire; ma se la mente è stata capace di costruire una prigione allora ha il potere anche di liberarci dalla schiavitù di una vita che non è vita. Se non siamo noi stessi auto-determianti a compiere il passo verso questa vita…quella che ci (a)spetta. Chi può farlo al posto nostro?

Lao Tzu saggio taoista scrive nel Tao Te Ching:

Anche un viaggio di mille leghe comincia con un solo passo.



Pàsu fiber art
23,5x42cm. stoffa blu nero, bianco nero cotone misto sintetico
cordino in fibra di canapa grezzo
base in legno di castagno tinta di bianco

Is Pàsus sono realizzazioni in fibre intrecciate, spesso con materiali riciclati come vecchi tessuti, stracci, brandelli di stoffa e vestiti abbandonati nel fondo di un cassetto che nessuno vuole più indossare. Gli viene donata nuova vita, per portare ai suoi astanti un semplice messaggio. Dedicarsi un attimo di quieta tranquillità per ascoltarsi in profondità e domandarsi: <che cosa sta succedendo?>.

Il riciclo dei materiali tessili, oltre ad essere una pratica virtuosa e necessaria, è stata l’occasione per accrescere sperimentazione e creatività, ingegno e gusto, virtuosismo manuale e calore affettivo.



Zori artigianali in vimini e tessuto riciclato

Le calzature di fibre naturali rustiche o tessuto riciclato sono un esempio delle diverse declinazioni della sapienza popolare. La struttura può cambiare a seconda della cultura e dalle necessità climatiche, mentre la scelta dei materiali è condizionata dai prodotti locali e dagli scambi interculturali.

L’arte de is Pàsus attinge dall’arte Zen del 布ぞうり “nuno-zori” il sandalo artigianale della tradizione buddhista giapponese che indossano i monaci itineranti.

Davide K. Colombu è un monaco buddhista Zen ordinato nel lignaggio del buddhismo giapponese Soto Zen.

Ha intrapreso il percorso di formazione nella Via dello Zen in un monastero buddhista incastonato tra i boschi dei colli emiliani, dove ha ricevuto l’investitura a Tokudo Shukke e il nome di Dharma 光大 “Koudai”. Dopo aver trascorso alcuni anni di pratica residenziale all’interno dell’eremo Zen ritorna al mondo quotidiano in veste di monaco buddhista Zen itinerante.

Fondatore del Dojo Zen Chüshin 道場禅 中心 a Marrubiu (OR), luogo di meditazione e di pratica delle arti Zen.

La maestria giapponese di intrecciare gli zori, risuona armoniosamente con l’abilità sarda nell’intreccio del vimini e altre fibre per ottenere cesti, stuoie, sedie, imbarcazioni, nasse da pesca etc. eredità dei maestri artigiani dell’antica civiltà di Sandalia, terra di tradizioni ancestrali, conosciute in tutto il mondo anche in Giappone in particolare nell’arcipelago di Okinawa con cui la Sardegna condivide molti aspetti in comune oltre alla tradizione tessile, infatti condivide il primato della longevità oltre i 100 anni attestandosi entrambe tra le “blue zone” del pianeta. L’arte dell’intreccio, è una risorsa comune a tutte le civiltà contadine del mondo, che a volte si mescolano condividendo e accrescendo reciprocamente il proprio sapere e dando origine a nuove tradizioni vibranti. Fatte di intrecci, di legami, di unioni e collaborazioni.

In Giappone si direbbe Musubi 結び.

Unire i fili insieme è musubi
Connettere le persone insieme è musubi
Lo scorrere del tempo è musubi
Mangiare assimilando il cibo dentro sé stessi è musubi
Le note di una melodia è musubi
Musubi sono i fili del tempo e del destino, che si intrecciano, si torcono, si sciolgono e a volte tornano ad intrecciarsi.


Pàsu fiber art

Pàsu di Davide K. Colombu è un’arte che abbraccia la filosofia Zen dell’impermanenza di tutte le cose e di tutti i fenomeni (dharma). Si tratta della bellezza superiore delle cose imperfette. Una percezione estetica basata sulla transitorietà delle cose. Che corrisponde ai canoni del Wabi-Sabi 侘寂 una tradizione artistica giapponese che a sua volta deriva dalla dottrina buddhista di anitya (sanscrito), 無常 mujō (giapponese) che significa impermanenza.

Wabi si riferiva originariamente alla solitudine della vita nella natura, lontana dalla società; sabi significava “freddo”, “povero” o “appassito”. Verso il XIV secolo questi significati iniziarono a mutare, assumendo connotazioni più positive. Wabi identifica oggi la semplicità rustica, la freschezza o il silenzio, e può essere applicata sia a oggetti naturali che artificiali, o anche l’eleganza non ostentata. Può anche riferirsi a stranezze o difetti generatisi nel processo di costruzione, che aggiungono unicità ed eleganza all’oggetto. Sabi è la bellezza o la serenità che accompagna l’avanzare dell’età, quando la vita degli oggetti e la sua impermanenza sono evidenziati dalla patina e dall’usura o da eventuali visibili riparazioni.
Sia wabi che sabi suggeriscono sentimenti di desolazione e solitudine. Nella visione dell’universo secondo il Buddhismo Mahayana, questi possono essere visti come caratteristiche positive, che rappresentano la liberazione dal mondo materiale e la trascendenza verso una vita più semplice. La filosofia mahayana stessa, comunque, avverte che la comprensione genuina non può essere raggiunta attraverso le parole o il linguaggio, per questo l’accettazione del wabi-sabi in termini non verbali può costituire l’approccio più giusto.
I concetti di wabi e sabi sono originariamente religiosi, ma l’uso che si fa attualmente di queste parole in giapponese è spesso abbastanza causale. In ciò si può notare la natura sincretica dei sistemi di credenze giapponesi.
Una traduzione molto semplice di wabi-sabi potrebbe essere bellezza sobria. Altra interpretazione possibile è “bellezza austera e, quasi malinconicamente, chiusa in sé”.

Molte arti giapponesi negli scorsi millenni e successivamente acnhe nel resto del mondo, sono state influenzate dallo Zen e dalla filosofia Mahayana, in particolare la contemplazione dell’imperfezione, il flusso costante e l’impermanenza di tutte le cose. Tali arti come Pàsus fiber art di Davide K. Colombu possono essere esempio di un’estetica wabi-sabi.



Is Pàsus sono i passi della rivoluzione interiore
per un mondo migliore che comincia da sé stessi,
in questo istante che è l'infinito.
Un passo come un intero sentiero,
respiro insieme con tutti gli esseri.

D.K.C.