Zazen 坐禅

Zazen è un arte di raccoglimento meditativo, 
fondamento della tradizione buddhista e pratica centrale della Via dello Zen. 
Non è una meditazione guidata ma si svolge seduti con disciplina 
ed in completo silenzio interiore, prestando piena consapevolezza al qui ed ora. 
Quale forma di meditazione contribuisce anche al benessere psicofisico. 
Ma il fine della meditazione Zen, 
è proprio lasciare andare ogni intento di ottenimento alcuno. 
Poiché lo Zazen insegna indirettamente uno stato di perfetta adeguatezza 
e completezza così come siamo esattamente là dove risiediamo.

Guida la pratica 光大 Koudāi Davide Colombu, monaco Zen Sōtō. Ha iniziato a praticare lo Zen nel 2009 presso il tempio Zen Sōtō Sanboji dove ha vissuto come monaco residente e conseguito l’ordinazione monastica dal Kokusai fukyoshi S. Tetsugen nel lignaggio Daiun Sogaku Harada. Dopo 5 anni di studio e pratica delle radici dello Zen lascia l’eremo di montagna per proseguire autonomamente nella Via del Buddha seguendo le orme del monaco itinerante Koudo Sawaki. Nel 2018 si unisce al sangha del Centre Zen “La montagne sans sommet”- Paris  partecipando ai ritiri sesshin nel lignaggio Sōtō Zen Renpo Niwa Zenji, Gudô Wafu Nishijima Roshi con la guida del Maestro Zen Federico Isahak Dainin-Jôkô Procopio dove ad oggi svolge le veci di shusso “cerimoniere”.  Con un occhio di riguardo per la tradizione degli antichi maestri  e l’altro rivolto alla naturale evoluzione del panorama socioculturale, sparge i semi della consapevolezza, intessendo un dialogo armonico tra lo Zen e il mondo interdisciplinare della promozione sociale.

La pratica Zazen affonda le sue radici nello Yoga Dhyana, descritto dal saggio Patañjali negli Yoga Sutra. Ma è con l’insegnamento del Buddha storico Siddharta Gautama detto il Buddha (l’illuminato) che avviene la trasmissione dello Zen “da cuore a cuore”, da maestro a maestro e primo tra questi il monaco Mahakashyapa. Di mano in mano, la ciotola e la veste giungono a Bodhidharma Daruma Daishi, figura leggendaria e pietra miliare della Via dello Zen. Fino ad incontrare Eihei Dogen Zenji, e Keizan Jōkin Zenji: patriarchi della diramazione denominata Sōtō-shū (曹洞宗) e dai quali sussegue una linea tracciata di custodi del Buddhadharma fino ad oggi.

Lo Zazen secondo il buddhismo Zen è la Via di “realizzazione del Sé diretta verso la vivificazione della (propria) “Natura di Buddha“, la nostra essenza originaria, libera da attaccamenti e condizionamenti. Il buddhismo Hinayana enuncia la teoria del “non Sé” Anatta, mentre gli insegnamenti della scuola Mahāyāna (di cui fa parte il buddhismo Zen) sostengono l’esistenza di una realtà ultima di un atman [Sé], che viene identificato con l’essenziale, la natura ultima della mente (Dalai Lama). Questa dottrina è conosciuta anche come Tathagatagarbha.

In termini pratici Anātman è una parola composta dal prefisso privativo a e dal termine atman, traducibile come “sé”, “personalità individuale”, “anima“. Nel buddhismo non è corretto parlare di reincarnazione come si fa normalmente nell’induismo, ma di rinascita dei cinque aggregati empirici siamo per questo più vicini ad un linguaggio che enuncia una teoria filosofica, fondata sull’osservazione e la comprensione della natura originaria delle cose e dei fenomeni (dharma), piuttosto che una tradizone espressamente religiosa fondata sulla fede. I Maestri ci dicono che il Buddha storico Shakyamuni non ha mai ne’ negato ne’ affermato concetti come Dio, vita oltre la morte etc.

Quando pratichiamo lo Zazen lasciamo andare ogni condizionamento, intellettuale, morale, spirituale, religioso, culturale, etc…. allo scopo, se vogliamo parlare di scopo, di sperimentare l’unità con la fonte originale di ogni essenza. 

Lo Zen non è un’ortodossia ma un’ortoprassi

La Via dello dello Zazen punta alla realizzazione dell’innato originario. Abbandonare corpo-mente-spirito per ritrovare corpo-mente-spirito liberi da ogni sovrastruttura, compresa l’idea del buddhismo e dello stesso Buddha storico. Da qui il famoso detto zen:

Se incontri un buddha lungo la strada uccidilo

lo Zazen facilita l’attenzione alla piena consapevolezza (mindfulness) che si riflette nella dottrina dell’hic et nunc, il qui e ora, il momento presente, ogni aspetto della vita quotidiana, ogni piccolo e grande gesto, vissuto così com’è senza interpretazioni personali, senza entrare in qualsiasi dibattito etico, convinzione morale e fede religiosa (così senza escluderla). La consapevolezza (mindfulness) agisce sulla capacità di vivere il momento presente. In Giappone ci sono molte azioni che derivano dalla tradizione culturale fondata sui principi buddhisti e sull’impermanenza. Ma è importante capire che oggi lo Zen è universalmente diffuso in tutto il mondo in quanto prima che ad un modello etnico-culturale circoscritto, appartiene all’etica e all’essenza di ogni essere umano libero. Non c’è bisogno di emulare gestualità lontane che possono sembrare esotiche o estranee alla quotidianità locale. Lo Zen è innanzitutto essenzialità nello spogliarsi dalla corazza della mente condizionata.

Shinjin datsuraku 身心脱落

"lasciar cadere ogni soverchio"

Eihei Dogen

La pratica dello Zazen facilita la consapevolezza interiore portando attenzione al proprio equilibrio interiore, imparando ad ascoltarsi e a dare voce alle proprie priorità esistenziali, lasciando andare quegli stati dell’essere che possono condizionare negativamente la quotidianità. Lo Zen è la Via dell’armonia e del rispetto verso sé stessi, gli altri e la natura che ci circonda.

come praticare lo zazen

La meditazione Zen o Zazen 座禅, si pratica tradizionalmente seduti a terra sul cuscino e a gambe incrociate, ma è possibile utilizzare una sedia quando non è possibile mantenere questa posizione.

Per preservare le ginocchia è bene stendere sul pavimento una coperta ripiegata o un materassino apposito chiamato zabuton. Il cuscino favorisce l’apertura del bacino per far si che entrambe le ginocchia poggino al suolo scaricando equamente il peso a terra. Il cuscino non dovrebbe essere né troppo duro né troppo morbido e dovrebbe avere una dimensione adatta alla propria fisicità. Il cuscino tradizionale per la meditazione zen si chiama zafu: un cuscino di forma circolare solitamente imbottito con il kapok una fibra naturale che non si schiaccia eccessivamente sostenendo il peso del corpo durante la pratica.

L’ambiente in cui si pratica la meditazione è molto importante, dovrebbe essere una zona dedicata della nostra casa, pulito e ordinato, per ridurre al minimo le distrazioni si può prendere in considerazione l’idea di praticare la meditazione rivolti verso la parete (spoglia) ad una distanza di 50 cm circa. La posizione delle gambe può essere quella classica del loto, kekkafuza (padmasana), con le gambe incrociate e entrambi i dorsi dei piedi sulle cosce; il mezzo loto hankafuza con le gambe incrociate e un solo piede che poggia sopra la coscia dell’altra gamba; il quarto di loto, con le gambe incrociate e il dorso di un piede sopra il polpaccio della gamba opposta; la posizione birmana con le gambe incrociate entrambe a contatto con il suolo e i piedi uno di fronte all’altro; in ginocchio, seiza (vajrasana), seduti sulle caviglie con il cuscino che in questo caso va posto di lato, tra le cosce, a cavalcioni con le ginocchia a distanza di un pugno e mezzo una dall’altra. Il bacino spinge leggermente in avanti per favorire la postura lombare. La colonna vertebrale è ben eretta. Il mento leggermente rivolto verso la gola per tendere dolcemente le vertebre cervicali, agevolare la respirazione e ridurre la deglutizione della saliva. Le spalle sono rilassate e le braccia formano un cerchio con le mani appoggiate dove trovano naturalmente sostegno, le quali secondo lo standard della scuola Zen Soto reggono il mudra hokkai-join, in sanscrito: mahamudra, dove la mano destra accoglie la mano sinistra e le punte dei pollici si sfiorano formando un cerchio. Si consiglia di mantenere gli occhi semichiusi con lo sguardo rivolto a 45 gradi davanti a sé.

La respirazione è addominale, l’espiro leggermente più lungo rispetto a l’inspiro scende in profondità spingendo il diaframma verso il basso producendo l’espansione dell’addome. In questo modo il ventre si espande e si ritira lentamente. Inspirando ed espirando sempre dal naso, senza fare rumore. Un primo respiro più intenso ci aiuta a lasciare andare le tensioni accumulate e a calarci nel silenzio della pratica. Può essere utile accendere un bastoncino di incenso giapponese prima dell’inizio della meditazione. Un piccolo rituale personale che aiuta a predisporre inconsciamente corpo, mente e spirito alla pratica. Un consiglio è quello di utilizzare per lo Zazen sempre la stessa fragranza e qualità di incenso affinché il nostro cervello lo riconosca e lo recepisca come segnale inconscio della pratica. In questo modo il tempo per trovare la centratura e la calma interiore diminuirà. Inoltre è consigliabile una qualità di incenso che produca poco fumo e dalla fragranza lieve, senza odore di bruciato. L’incenso giapponese in bastoncino, che non contiene legno si adatta perfettamente a questa pratica.

I maestri insegnano che la meditazione Zen non ricerca né oggetto né soggetto. Nessuno scopo da ricercare. Nessun stato estatico da conseguire. Stare seduti e basta. Non fare assolutamente nulla. Lasciare che la scorza cada da sola. Spogliarsi delle 80000 vesti del dharma (delle scritture) che ci siamo cuciti addosso da un tempo senza inizio.

Per i meno esperti si consiglia di praticare la meditazione almeno 5 minuti al giorno e aggiungere un minuto ogni settimana, fino a raggiungere almeno una sessione di 25 minuti.

 

Autore: Davide K. Colombu

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Il corso di meditazione Zen non è una psicoterapia, pertanto non svolge interventi professionali di questo tipo. In caso di patologie rivolgersi al proprio medico curante prima di usufruire del corso di meditazione Zen.