La pratica Zen 禅道

"La montagna è ricoperta di alberi spogli,

nitida in questa notte d’autunno;

la luna piena galleggia con grazia sopra i tetti,

senza dipendere da nulla o appoggiarsi ad alcun sostegno;

libera, come vapore che si risolleva da una ciotola di riso,

semplice, quanto un pesce che nuota e sguazza,

nuvole fluttuanti, o acque correnti."


"La luna del raccolto" - Eihei Dōgen Zenji

Nella sua essenza lo Zen mira alla comprensione diretta del significato della vita 
senza la mediazione della logica razionale e del linguaggio. 
Il mezzo per liberare la mente dalla schiavitù delle parole e dall’intrusione dell’intelletto, 
cosi da vedere la propria innata natura di esseri liberi e risvegliati, è la meditazione. 
La meditazione è l’esperienza diretta e totale del momento presente, dell’essere “qui e ora”. 

Lo scopo della pratica Zen, se vogliamo parlare di scopo, è quello di renderci consapevoli 
che ognuno di noi possiede il potenziale per risvegliarsi alla propria vera natura 
e che l’Essenza naturale delle cose è intrinseca a tutte le persone. 
Ognuno può praticare a prescindere dal proprio credo in quanto meditare non è rilegare, 
ma liberare dalle catene della mente e dalle credenze precostituite. 

Monaco: “Qual è il significato dello Zen? 
Maestro: “Hai finito di mangiare la zuppa? 
Monaco: “Si” 
Maestro: “Allora lava la tua ciotola”

Lo Zen volge a scardinare le categorie mentali e a trovare risposte non mediate dalle nozioni 
o idee preconcette ma bensì che scaturiscano dall’esperienza diretta delle nostre vite.

Una volta sperimentato anche solo in parte la propria vera natura 
si giunge ad una migliore e più attiva accettazione della vita di tutti i giorni 
e paradossalmente alla scoperta della sua straordinaria qualità.

Lo straordinario sta nel vivere con nuovi occhi l’ordinario, nel vedere le potenzialità e le qualità insite nei gesti quotidiani.

Nome: La parola giapponese Zen deriva dal cinese “Ch’an” e dal sanscrito “Dhyana”: Meditazione.

Origine: Giappone, passando dalla tradizione prima indiana e poi cinese.

Tempo: I semi dello Zen provengono da 2500 anni or sono (illuminazione del Buddha Shakamuni Gautama Siddharta).

PRATICA:

Zazen: seduti semplicemente in armonia di corpo mente e respiro per ritrovare profondamente sé stessi, consapevoli della propria natura di buddha.

Koan: quesiti spesso paradossali che aprono il cuore a nuovi modi di agire.

Hasshōdō: retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retta sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione. 

Filosofia:

Vacuità/non dualità: la forma non è differente dal vuoto il vuoto non è differente dalla forma.

Consapevolezza: sviluppare attenzione in ogni momento ricordandosi della legge causa/effetto.

Compassione: fare il bene, non fare il male, aiutare tutti gli esseri.

Determinazione: volontà ferma e spirito di sacrificio per trascendere i propri limiti.

Semplicità: schiettezza e naturalezza diminuiscono complicazione e difficoltà.

Essenzialità: eliminare il superfluo dando importanza alle cose fondamentali.

Impermanenza: inevitabile evoluzione della realtà, accettazione del cambiamento.

Non attaccamento: L’origine di ogni sofferenza è l’attaccamento all’ignoranza.