La pratica Zen 禅道

“Per trovare un buddha devi vedere la tua natura. Chiunque vede le sua natura è un buddha. Se non vedi la tua natura, invocare i buddha, recitare i sutra, fare offerte, e osservare i precetti, sono tutte cose inutili. Invocare i buddha produce un buon karma, recitare i sutra produce una buona memoria; osservare i precetti produce una buona rinascita, e fare offerte produce futuri benefici… ma niente buddha.

Bodhidharma (483 – 540), monaco buddhista indiano.

Nella sua essenza lo Zen mira alla comprensione diretta del significato della vita senza la mediazione della logica razionale e del linguaggio. Il mezzo per liberare la mente dalla schiavitù delle parole e dall’intrusione dell’intelletto, cosi da vedere la propria innata natura di esseri liberi e risvegliati, è la meditazione.

La meditazione è l’esperienza diretta e totale del momento presente, dell’essere “qui e ora”.

Lo scopo della pratica Zen, se vogliamo parlare di scopo, è quello di renderci consapevoli che ognuno di noi possiede il potenziale per risvegliarsi alla propria vera natura e che l’Essenza naturale delle cose è intrinseca a tutte le persone. Ognuno può praticare a prescindere dal proprio credo in quanto meditare non è rilegare, ma liberare dalle catene della mente e dalle credenze precostituite.

Monaco: “Qual è il significato dello Zen?

Maestro: “Hai già fatto colazione?

Monaco: “Si”

Maestro: “Allora lava la tua ciotola”

Lo Zen volge a scardinare le categorie mentali e a trovare risposte non mediate dalle nozioni o idee preconcette ma bensì che scaturiscano dall’esperienza diretta delle nostre vite.

Una volta sperimentato anche solo in parte la propria vera natura si giunge ad una migliore e più attiva accettazione della vita di tutti i giorni e paradossalmente alla scoperta della sua straordinaria qualità.

Lo straordinario sta nel vivere con nuovi occhi l’ordinario, nel vedere le potenzialità e le qualità insite nei gesti quotidiani.

Nome: La parola giapponese Zen deriva dal cinese “Ch’an” e dal sanscrito “Dhyana”: Meditazione.

Origine: Giappone, passando dalla tradizione prima indiana e poi cinese.

Tempo: I semi dello Zen provengono dal 623 a.C. (nascita di Gauthama Siddharta Shakyamuni).

PRATICA:

Zazen: seduti semplicemente per ottenere uno stato di consapevolezza indiscriminante.

Koan: quesiti spesso paradossali che aprono la mente a nuovi modi di agire.

Hasshōdō: retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retta sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione. 

Filosofia:

Forma è vuoto: la postura del corpo radicata a terra ed il silenzio interiore consentono l'”ascolto”.

Consapevolezza: sviluppare attenzione in ogni momento ricordandosi della legge causa/effetto.

Compassione: fare il bene, non fare il male, aiutare tutti gli esseri.

Determinazione: volontà ferma e capacità di prendere decisioni agendo di conseguenza.

Semplicità: schiettezza e naturalezza diminuiscono complicazione e difficoltà.

Essenzialità: eliminare il superfluo dando importanza alle cose fondamentali.

Impermanenza: inevitabile evoluzione della realtà, accettazione del cambiamento.

Non attaccamento: L’origine di ogni sofferenza è l’attaccamento all’ignoranza.