La pratica Zen 禅道

Sebbene il Buddhismo possa sembrare semplice e intuitivo, 
la comprensione del Dharma e l’integrazione dei suoi principi 
nella vita quotidiana va oltre l'apparenza 
di sedicenti insegnanti di meditazione. 
La comprensione intellettuale non è sufficiente 
per cogliere l'insegnamento sottile del Buddha Shakyamuni. 
Troppo spesso la lettura in chiave "occidentale" 
di una cultura lontana, seppur con tutte le buone intenzioni, 
tende ad una comprensione superficiale 
o a fraintenderne il significato. 
Come cibarsi della scorza di un frutto 
senza assaporarne la polpa in profondità 
non si godrà della realizzazione della pratica 
rischiando di dimorare in una dimensione illusoria 
e di fatto controproducente. 
La pratica dello Zen non serve a curare nessuna patologia. 
Troppo spesso viene utilizzata la parola Zen 
come sinonimo di una pillola miracolosa 
capace di migliorare la vita e le nostre prestazioni.
Ma lo Zen non è una pillola 
che libera dai sintomi del malessere condannato.
La pratica dello Zen è volta 
a maturare consapevolezza, 
a liberarci dall'ignoranza
ad aprire la percezione alla "vacuità" 
oltre i margini dell'individualismo.
La maggior parte delle tecniche di meditazione
sono solo un gingillo per intrattenere la mente, 
una volta colclusa la seduta di "meditazione" 
o poco tempo dopo
si ritorna al punto di partenza.
Lo Zen è oltre tutto ciò perchè si occupa della
causa e non dei sintomi.
La pratica Zen è riconciliazione non discriminazione.
Finchè si tratterà il proprio corpo-mente 
come un avversario da sconfiggere
non ci sarà miglioramento.
Siediti e basta.

Una speciale tradizione esterna alle scritture (教外別傳)

Non dipendente dalle parole e dalle lettere (不立文字)

Che punta direttamente alla mente-cuore dell’uomo (直指人心)

Che vede dentro la propria natura e raggiunge la buddhità (見性成佛)

Quattro sacri versi di Bodhidharma, 達磨四聖句


Nella sua essenza lo Zen mira alla comprensione diretta del significato della vita 
senza la mediazione della logica razionale e del linguaggio. 
Il mezzo per liberare la mente dalla schiavitù delle parole e dall’intrusione dell’intelletto, 
cosi da vedere la propria innata natura di esseri liberi e risvegliati, è lo Zazen. 
Lo Zazen è l’esperienza diretta e totale del momento presente, dell’essere “qui e ora”. 

Lo scopo della pratica Zen, se vogliamo parlare di scopo, è quello di renderci consapevoli 
che ognuno di noi possiede il potenziale per risvegliarsi alla propria vera natura 
e che l’Essenza naturale delle cose è intrinseca a tutte le persone. 
Ognuno può praticare a prescindere dal proprio credo in quanto meditare non è rilegare, 
ma liberare dalle catene della mente e dalle credenze precostituite. 

Monaco: “Qual è il significato dello Zen? 
Maestro: “Hai finito di mangiare? 
Monaco: “Si” 
Maestro: “Lava la ciotola”

Lo Zen volge a scardinare le categorie mentali e a trovare risposte non mediate dalle nozioni 
o idee preconcette ma bensì che scaturiscano dall’esperienza diretta delle nostre vite.

Una volta sperimentato anche solo in parte la propria vera natura 
si giunge ad una migliore e più attiva accettazione della vita di tutti i giorni 
e paradossalmente alla scoperta della sua straordinaria qualità.

Lo straordinario sta nel vivere con nuovi occhi l’ordinario, nel vedere le potenzialità e le qualità insite nei gesti quotidiani.


La filosofia Zen improntata alla severità, alla semplicità 
e al perfezionamento di sé, ha radicalmente influenzato 
la scena culturale giapponese plasmandone i valori etici ed estetici.  
Oggi lo Zen è universalmente diffuso in tutto il mondo, 
non essendo prerogativa di un modello etnico-culturale circoscritto,  
ma di una dimensione essenziale dell'essere nel (proprio) centro.

Nome: La parola giapponese Zen deriva dal cinese “Ch’an” e dal sanscrito “Dhyana”: Meditazione.

Origine: Giappone, passando dalla tradizione prima indiana e poi cinese.

Tempo: I semi dello Zen provengono da 2500 anni or sono (illuminazione del Buddha Shakamuni Gautama Siddharta).

PRATICA:

Zazen: seduti semplicemente in armonia di corpo mente e respiro per ritrovare profondamente sé stessi, consapevoli della propria natura di buddha.

Koan: quesiti spesso paradossali che aprono il cuore a nuovi modi di agire.

Hasshōdō: retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retta sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione. 

Filosofia:

Vacuità/non dualità: la forma non è differente dal vuoto il vuoto non è differente dalla forma.

Consapevolezza: sviluppare attenzione in ogni momento ricordandosi della legge causa/effetto.

Compassione: fare il bene, non fare il male, aiutare tutti gli esseri.

Determinazione: volontà ferma e spirito di sacrificio per trascendere i propri limiti.

Semplicità: schiettezza e naturalezza diminuiscono complicazione e difficoltà.

Essenzialità: eliminare il superfluo dando importanza alle cose fondamentali.

Impermanenza: inevitabile evoluzione della realtà, accettazione del cambiamento.

Non attaccamento: L’origine di ogni sofferenza sono l’attaccamento e l’ignoranza.