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I Ching: impermanenza e interdipendenza dei fenomeni

L’I Ching è uno studio razionale sulla dinamica con cui si originano e si sviluppano le circostanze. Si fonda sulla cultura tradizionale cinese e la filosofia degli antichi taoisti. Abili osservatori della natura e dei fenomeni.

Codificato in 64 esagrammi costituiti da linee continue yang e spezzate yin. Viene utilizzato anche come metodo di divinazione. Ogni esagramma si compone a sua volta di 2 trigrammi che rappresentano 8 simboli della natura secondo la tradizione taoista: Il cielo, la terra, il vento, il tuono, l’acqua, il fuoco, la montagna e il lago.

Ogni combinazione genera una circostanza precisa e saggiamente argomentata nel libro dei mutamenti con il rispettivo esagramma. Le situazioni rappresentate possono essere costanti oppure in fase di mutazione. A seconda delle linee estratte, stabili o mutanti.

L’oracolo indica la situazione di partenza relativa ad una domanda posta al momento della consultazione dell’I Ching ed il consiglio per trarre vantaggio dalle circostanze e dalla loro evoluzione. Nel caso di un oracolo favorevole si troveranno le indicazioni per non incorrere nella sventura relativa al succedersi degli eventi. Mentre in caso di oracolo sfavorevole verrà indicata la strategia più opportuna da mettere in atto. Il libro dei mutamenti I Ching, viene consultato in diversi modi, il metodo più popolare è lanciare tre monete, possibilmente uguali.

Si attribuisce un valore prestabilito alle due diverse facce insieme alla valenza di yin o di yang. Ogni lancio genera una somma che si traduce in una linea continua, spezzata o mutante.

Tradizionalmente si credeva che i princìpi dell’Yi Jing avessero avuto origine dal leggendario eroe Fu Hsi (伏羲 Fú Xī) vissuto, secondo la tradizione, tra il 2952 e il 2836 a.C. Questa tradizione lo vede come uno dei primi sovrani della Cina a cui sarebbero stati rivelati i trigrammi (八卦 bā gùa), in maniera soprannaturale. A partire dal tempo di Yǔ il grande (禹 Yǔ), i trigrammi erano stati sviluppati in esagrammi (六十四卦 lìu shí sì gùa), che erano stati registrati nella scrittura Lian Shan (《連山》 Lián Shān, detta anche Lia Shan Yi). Lian Shan, che in cinese significa “montagne continue”, comincia con l’attuale esagramma n.52 (艮 gèn), che rappresenta due montagne una sopra l’altra e che si ritiene sia all’origine del nome stesso della scrittura.

In uno dei più importanti commentari al testo (‘Xici zhuan’ 繫詞傳) si dice “Il Libro dei Mutamenti è alla pari dei cieli e della terra e quindi è in grado di valutare perfettamente la via dei cieli e della terra” (yi yu tian di zhun, gu neng mi lun tian di zhi dao 易与天地准故能彌綸天地之道). L’I Ching è stato infatti spesso inteso come un microcosmo che comprende in sé la via dell’universo.

La filosofia del “cambiamento” derivante da questo e da altri testi ha influenzato notevolmente la letteratura e l’amministrazione del governo della dinastia Zhou. Essa venne elaborata nel tempo e l’Yi Jing era completo all’incirca al tempo di Han Wu Di (漢武帝 Han Wu Di), durante la dinastia Han (200 a.C. circa). Quasi tutti i commentatori confuciani hanno studiato e commentato il testo, ed i primi commentari canonici al testo (Yi zhuan 易 傳) vengono attribuiti allo stesso Confucio. Comunque il testo non è stato fondamentale solo per i confuciani ma anche per i Taoisti, ed è stato utilizzato anche da molti buddisti. Dalla data della sua prima pubblicazione (parziale) in latino (1687) è diventato anche il più conosciuto testo cinese in Occidente.

I Ching fu introdotto in Europa da Gottfried Wilhelm von Leibniz nella sua pubblicazione del 1697 Novissima sinica (Ultime notizie dalla Cina). Leibniz vide in quel simbolismo (linea spezzata=0; linea unita=1) un perfetto esempio di numerazione binaria come illustrò nel suo saggio del 1705, Spiegazione dell’aritmetica binaria. Il sistema numerico posizionale in base 2 o notazione binaria, verrà poi, come è noto, “riscoperto” nel XIX secolo da George Boole[4][5].

Dopo alcune parziali versioni, la prima vera e integrale traduzione in una lingua europea, fu quella (in tedesco) del grande sinologo Richard Wilhelm che la pubblicò nel 1924 (con una introduzione di Carl Gustav Jung).

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