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Mala di 108 grani: mistici artefatti di saggezza

La Mala in sanscrito o Juzu in sino-giapponese è un filo di grani che molti praticanti di meditazione, buddhisti e yogi utilizzano quando recitano i mantra o semplicemente a sostegno della presenza mentale oppure come monito agli attaccamenti terreni che si trascendono attraverso la pratica. Così come simbolo di altri importanti insegnamenti a seconda della tradizione spirituale di appartenenza in cui si utilizza questo particolare manufatto.

È uno strumento pratico e allo stesso tempo pieno di simbolismo. Di solito una mala consiste di 108 grani più piccoli e di un grano più grande che rappresenta uno stupa. La pagoda simbolo dell’ascesi. La parte finale e superiore di questo piccolo stupa, può essere personalizzata a seconda del cammino che percorriamo.

La parte centrale del manufatto, lo stupa, rappresenta lo “stato di verità” che è raggiunto quando si è realizzato che non è possibile trovare un ego o un “io” realmente esistente in modo indipendente e duraturo. Nello “stato di verità” tutte le qualità della mente possono manifestarsi liberamente. La parte rotonda del “grano stupa” mostra a sua volta la gioia che appare quando l’illusione di un ego scompare e tutte le energie che solitamente sono limitate da speranze e paure, da concezioni rigide e dalle preoccupazioni sul passato e sul futuro, vengono liberate. Simbolizza anche l’enorme gioia che si manifesta quando si è liberi da qualsiasi tipo di gioco o di artificiosità.
Quando realizziamo che non c’è alcun ego, e conseguentemente sperimentiamo la grande gioia che questa realizzazione comporta, allora le qualità che otteniamo si mostrano, a livello relativo, sotto forma di diverse attività e azioni di Bodhisattva.

Quando si usa una mala per recitare i mantra, si gira il pollice in senso orario su ogni grano e, quando si arriva al “grano stupa” si gira e si riprende a sgranare la mala nel verso opposto. Questo rende l’uso della mala più semplice perché i grani non saranno troppo stretti sul filo quando li si muove.
Durante la meditazione l’approccio corretto è essere totalmente consapevoli della forma del Buddha che richiamiamo alla mente davanti o sopra di noi. In questa fase della meditazione possiamo usare la sensazione della mala e la ripetizione del mantra per rafforzare l’esperienza dell’essere nel campo di consapevolezza e benedizione del Buddha. In questo tipo di meditazione si ha un approccio completo in quanto la consapevolezza della mente è con il Buddha, la parola con il mantra e il corpo con la mala. Quando a volte capita, e capita spesso, che la mente non è focalizzata o che la parola perde qualche mantra, una parte della nostra consapevolezza sarà ancora in meditazione grazie al movimento della mala nella mano. In questo modo la mala può veramente essere di beneficio.

Ci sono diverse spiegazioni sul perché la mala ha 108 grani. Ad esempio possiamo pensare che ci sono otto diversi tipi di coscienza. Primo, ci sono cinque tipi di coscienza relative ai sensi: gusto, olfatto, vista, tatto e udito. Il sesto tipo è un livello di coscienza che ha una funzione di tenere un occhio su ciò che accade, come se fosse un guardiano. Il settimo tipo è la coscienza che elabora il linguaggio, i simboli e la percezione e l’ottavo è la “coscienza deposito” che potremmo paragonare al nostro subconscio. Dopo aver raggiunto la completa illuminazione, questi otto tipi di coscienza saranno trasformati in una perfetta consapevolezza intuitiva in grado di conoscere tutto. In questo stato, le cose non sono più sperimentate solamente attraverso i sensi, ma anche direttamente attraverso le vibrazioni di ogni atomo del nostro corpo. Questo stato è possibile perché lo spazio è, per sua natura, in essenza consapevole. Lo spazio non è un buco nero o qualcosa che separa le cose, ma un collegamento con l’informazione che contiene. Quando gli otto tipi ordinari di consapevolezza si trasformano nella “consapevolezza che conosce e realizza tutto”, cento aspetti di Buddha, quarantadue Buddha pacifici e cinquantotto irati, si risveglieranno dentro di noi. Quindi il numero dei grani, 108, rappresenta gli otto tipi di coscienza con cui la nostra mente funziona in modo ordinario e i cento Buddha che si manifesteranno quando la mente realizzerà la sua natura illuminata.

Un’altra spiegazione arriva dallo Swara Yoga l’antica scienza dei ritmi corporei pranici che spiega come il movimento del prana può essere controllato dalla manipolazione del respiro

Secondo lo Swara Yoga, 108 si ricollega al numero di respiri in un giorno

Ogni respiro è un momento inestimabile

Secondo lo swara yoga, si stima che l’uomo compia 15 atti respiratori al minuto; ciò significa 900 respiri in un ora e 21600 nell’arco di 24 ore. Di questi 21600, 10.800 sono effettuati attraverso la narice destra, Pingala Nadi, o principio del Sole o energia Fisica e gli altri 10.800 attraverso la narice sinistra, Ida Nadi, o principio della Luna, o energia Mentale.

10.800 respiri ogni 12 ore

Il numero 108 richiama il principio della meditazione in cui la respirazione è il punto focale di unione dei due emisferi cerebrali, razionale ed emozionale. Simbolicamente ci connette all’energia cosmica del Sole e della Luna attraverso il respiro.

Lo Swara Yoga insegna che la nostra conoscenza in riferimento a noi stessi, la natura, il cosmo, il tempo e lo spazio, avvengono attraverso il respiro; connettendoci di più al nostro respiro e al suo ritmo è conseguentemente il mezzo che ci permette di connetterci di più alla nostra natura cosmica e infinita.

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