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I fili, l’infinito: l’antica tradizione giapponese del Musubi

I fili l’infinito è una creazione che rievoca l’antica simbologia dell’intreccio che in Giappone prende il nome di musubi.
Unire i fili insieme è “musubi”,
connettere le persone insieme è “musubi”,
lo scorrere del tempo è “musubi”.
Nutrirsi, ingerendo i nutrienti che diventano parte di sé stessi è “musubi”.
Le note che insieme compongono una melodia è “musubi”.
“Musubi” sono i fili del tempo e del destino, che si intrecciano, si torcono, si sciolgono e a volte tornano ad intrecciarsi.

In esposizione permanente al Dojo Zen Nel Centro 中心.

I fili, l’infinito
di Maria Jole Serreli
30×30 cm (Fronte e Retro)
Tessuto e filo di cotone su telaio
Animas – Cate’s thread 2017
Nella cosmologia shintoista tutto l’esistente è pervaso da un’energia primordiale, che alimenta e compone tutta la materia e tutte le sue manifestazioni, è il musubi.
Questa forza mistica è paragonabile al “gokumi” di cui si parla anche nel buddhismo Zen, un’energia cosmica che concentra in sé tutti gli elementi e che dà origine al tutto e causa l’evoluzione del tutto, attraverso l’eterno ciclo dell’esistenza.
Esso è il legame intimo che c’è tra tutte le cose, l’elemento comune a tutto ciò che fa parte del cosmo. Il musubi è inoltre la forza armonica e universale che lega indissolubilmente il mondo fisico umano al mondo spirituale.
Fronte e retro come: Yin 陰 e Yang 陽 i cui rispettivi ideogrammi simboleggiano il lato della collina che sta in ombra e il lato della collina illuminato dal sole

I caratteri tradizionali per yin 陰 e yang 陽 possono essere separati e tradotti approssimativamente come il lato in ombra della collina (yin) e il lato soleggiato della collina (yang). Siccome yang fa riferimento al “lato soleggiato della collina”, esso corrisponde al giorno e alle funzioni più attive. Al contrario, yin, facendo riferimento al “lato in ombra della collina”, corrisponde alla notte e alle funzioni meno attive.

Lo yin (nero) e lo yang (bianco) sono anche detti “i due pesci Yin e Yang” (陰陽魚), perché sono due metà uguali con la maggior concentrazione al centro e sul rispettivo lato, quando lo yang raggiunge il suo massimo apice comincia inevitabilmente lo yin.

Le due polarità non implicano affatto la divisione yin = male e Yang = bene, ma semplicemente due polarità energetiche.

Dal Dao de jing 道德經 “Libro della Via e della Virtù” di Lao-Zi

Sotto il cielo tutti 
sanno che il bello è bello,

di qui il brutto,
sanno che il bene è bene,
di qui il male.
È così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro,
facile e difficile si danno compimento fra loro,
lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,
tono e nota si danno armonia fra loro,
prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo
permane nel mestiere del non agire
e attua l’insegnamento non detto.
Le diecimila creature sorgono
ed egli non le rifiuta
le fa vivere ma non le considera come sue,
opera ma nulla si aspetta.
Compiuta l’opera egli non rimane
e proprio perché non rimane
non gli vien tolto.

Approfondisci:

Lo Yin 陰, lo Yang 陽 e il simbolo del Taijitu 太極圖

[..]”Nella luce esiste l’oscurità, ma non guardate solo il lato oscuro. Nell’oscurità esiste la luce, non guardate solo il lato luminoso. Luce ed oscurità differiscono l’una dall’altra come il passo in avanti dal passo precedente.”[…]
Sekito Kisen (700-790 d.C.)

Dell’armonia tra differenza e uguaglianza scrive il Maestro Zen Sekito Kisen (700-790 d.C.) nel Sutra Sandokai:

La mente del grande saggio dell’India è intimamente trasmessa dall’ovest all’est.
Mentre le capacità umane sono acute o ottuse, la via non ha patriarchi settentrionali o meridionali.
La sorgente spirituale brilla chiara in piena luce, le sue ramificazioni scorrono nell’oscurità.
Afferrarsi alle cose non è che illusione; accettare l’identità ancora non è illuminazione.
Tutti gli oggetti dei sensi Interagiscono e tuttavia non interagiscono.
L’interazione porta il coinvolgimento.
D’altro canto, ogni cosa mantiene il suo posto.
Le forme variano per qualità e aspetto, i suoni si differenziano come piacevoli o sgradevoli.
I discorsi ricercati e quelli comuni si avvicinano nell’oscurità, le frasi chiare e le frasi oscure si distinguono alla luce.
I quattro elementi ritornano alla loro natura proprio come un bambino si rivolge alla madre.
Il fuoco riscalda, il vento si muove, l’acqua bagna e la terra è solida.
L’occhio e la forma, l’orecchio e il suono, il naso e l’odore, la lingua e il gusto.
Così per ogni singola cosa, a partire da queste radici, le foglie si sviluppano.
Il tronco e i rami condividono l’essenza; riverito o comune, ognuno ha il suo linguaggio.
Nella luce esiste l’oscurità, ma non guardate solo il lato oscuro.
Nell’oscurità esiste la luce, non guardate solo il lato luminoso.
Luce ed oscurità differiscono l’una dall’altra come il passo in avanti dal passo precedente.
Ognuna delle innumerevoli cose ha il suo valore, espresso in accordo alla sua funzione e al suo posto.
I fenomeni esistono, come combaciano la scatola e il coperchio; il principio si accorda, come le punte di due frecce che si incontrano.
Ascoltando le parole, comprendi il significato; non creare criteri personali.
Se non comprendi la via che hai davanti agli occhi, come potrai distinguere il sentiero mentre cammini?
La pratica non è questione di lontano o vicino, ma se sei confuso, le montagne e i fiumi ti bloccheranno la strada.
Ti esorto rispettosamente a studiare il mistero, non passare i tuoi giorni e le tue notti invano.

L’intreccio e le connessioni che si creano tra le culture e le persone è un tema importante per l’associazione di promozione sociale “Nel Centro” che opera nel terzo settore occupandosi della diffusione delle arti tradizionali dell’Asia Orientale volte al benessere naturale e alla realizzazione del sé. In particolare dello Zen Giapponese.
“I fili, l’infinito” realizzato da Maria Jole Serreli e il sandalo giapponese di stoffa, nuno-zoori, realizzato a mano da Davide K. Colombu presidente dell’ass.ne “Nel Centro” sono stati inoltre il dono che si sono scambiati con amicizia e stima reciproca come punto d’incontro delle loro forme d’arte legate al musubi, l’intreccio.

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